L'Argentarola, un diario segreto scritto dal mare

L’Argentarola è un diario segreto scritto dal mare

L’Argentarola è un diario segreto scritto dal mare
La grotta sommersa custodisce la storia dei cambiamenti climatici nel corso dei millenni: un prezioso archivio studiato dai ricercatori di tutto il Mondo

L’immersione è un tuffo nel passato e nella biodiversità, oltre che un’ottima palestra per i “cave divers”, che possono esercitare tutte le abilità: restrizioni, jump, visibilità zero

Immergersi all’interno delle grotte sommerse è una delle esperienze più affascinanti per i subacquei. Ma se la grotta custodisce segreti conservati per centinaia di migliaia di anni, allora l’immersione diventa un vero e proprio tuffo nella storia del mare.

È il caso della grotta grande dell’Argentarola, una cavità che si apre all’interno di una minuscola isola dell’Argentario, meta frequente delle nostre escursioni. Non tutti sanno che questa piccola isola è come un “diario segreto” scritto direttamente dal mare, che all’interno della grotta sommersa ha lasciato segni e tracce per oltre 300mila anni. Studiosi di tutto il mondo le hanno analizzate e sono riusciti a decifrarle, scoprendo che raccontano dettagliatamente le variazioni del clima e del livello del mare nel corso dei secoli: un prezioso e rarissimo archivio dell’evoluzione climatica del nostro pianeta.

La grotta è anche un’ottima palestra per cave divers di tutti i livelli, oltre che un ambiente marino biologicamente straordinario e peculiare. Negli ultimi due anni, i sub di Argentario Divers hanno intrapreso una serie di immersioni per aggiornare e completare il rilievo grafico di tutta la grotta, preservare l’ambiente e monitorare eventuali cambiamenti.

LE VARIAZIONI DEL LIVELLO DEL MARE

Il livello del mare varia continuamente nel corso dei millenni. Nei periodi freddi (fasi glaciali) i ghiacci si concentrano ai poli e tendono ad abbassare il livello del mare che invece, nei periodi caldi (interglaciali), cresce a causa del loro scioglimento. Le variazioni sono state di circa 160-130 metri con cicli che si sono ripetuti mediamente ogni 120mila anni.

Ad esempio, 125.000 anni fa il livello medio del mare era più alto di circa 7 metri rispetto all’attuale. Poi è sceso rapidamente durante le successive fasi fredde, fino a portarsi a -120 metri durante l’ultimo picco freddo, 20.000 anni fa. Oggi ci troviamo al culmine di un periodo interglaciale caldo iniziato circa 9000 anni fa, durante il quale il livello del mare è continuamente cresciuto.

GLI STUDI NELLE GROTTE MARINE

Quello che sappiamo sull’innalzamento del Mar Tirreno negli ultimi millenni lo dobbiamo quasi esclusivamente agli studi eseguiti su pochissime grotte sommerse, che hanno caratteristiche uniche, particolarmente adatte a questo tipo di ricerche. L’unica nel Tirreno centro-settentrionale è proprio la nostra grotta grande dell’Argentarola!

Per ricostruire la storia del clima gli studiosi hanno analizzato stalattiti e stalagmiti (speleotemi) prelevate a diverse profondità. Queste suggestive formazioni calcaree, che siamo abituati a vedere anche nelle grotte asciutte, si formano per il gocciolamento dell’acqua che filtra dal terreno e deposita minerali, in particolare carbonato di calcio. Per “crescere” di qualche decina di centimetri, una stalattite può impiegare anche migliaia di anni. Ovviamente, se la grotta viene allagata, la crescita delle stalattiti si interrompe perché non avviene più il gocciolamento e quindi nemmeno il deposito di carbonato di calcio.

Sezionando una stalattite prelevata ad una certa profondità si può risalire all’epoca della sua formazione e quindi sapere con certezza che in quella data epoca il livello marino era inferiore a quella quota.

Ma in certe condizioni, molto rare, che si hanno proprio all’interno della grotta dell’Argentarola, è possibile ricostruire con precisione e dettaglio i cambiamenti del clima e dell’ambiente, a volte addirittura su scala annuale o sub-mensile. Analizzando la composizione chimica è possibile ricostruire anche le variazioni di temperatura e di piovosità.

LE SCOPERTE NELLA GROTTA DELL’ARGENTAROLA

La particolarità che rende speciale la grotta dell’Argentarola è dovuta ad alcuni dei suoi “abitanti”: nelle epoche in cui è allagata dal mare, come l’epoca attuale, alcuni organismi marini chiamati serpulidi colonizzano le stalattiti fino a dare vita, nel tempo, a vere e proprie concrezioni biogeniche. Si tratta di anellidi, simili agli spirografi ma di dimensione inferiore, molto interessanti anche da osservare.

Le ricerche scientifiche sono state eseguite a partire dal 1990. Sezionando alcune stalattiti, gli studiosi hanno trovato un’alternanza di strati di composizione diversa: alcuni di origine calcarea continentale (formate quando la grotta era asciutte) alternati ad altri di origine marina biogenica, formati appunto dalle concrezioni dei serpulidi nei periodi in cui la grotta era allagata. Calcolando la data di ogni strato (con varie tecniche tra cui il carbonio 14) e ripetendo l’operazione su diverse stalattiti tra i 3,5 e i 21,7 metri di profondità, è stato quindi possibile leggere una cronologia completa e contribuire a disegnare con precisione l’andamento del livello del mare negli ultimi 215mila anni!

Nel giugno 2003 i ricercatori dell’ENEA, coordinati dal geologo Fabrizio Antonioli, hanno prelevato insieme ai sommozzatori dei Vigili del Fuoco, una stalagmite di 90 kg, alta circa un metro. Ci sono voluti 4 giorni di lavoro per tirarla fuori, ma i risultati sono stati oltre le aspettative. All’interno della stalagmite, analizzata nei laboratori della National Australian University di Camberra, sono rimaste chiaramente impresse 5 trasgressioni marine in un arco di tempo che va da 330.000 anni fa ad oggi, fornendo elementi di conoscenza circa la loro durata, le temperature dell’aria dei periodi glaciali (quando la cavità era ben lontana dal mare) nonché le temperature dell’acqua del mare per i periodi durante i quali la stalagmite era sommersa dal mare e ricoperta da serpulidi.

Le immagini delle fasi di recupero della stalagmite sono state trasmesse anche da Superquark, nella puntata del 19 agosto 2003. I dati e i risultati delle analisi sono stati pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche internazionali. Nel 2004 Fabrizio Antonioli ha pubblicato l’articolo sugli studi compiuti all’interno dell’Argentarola (disponibile qui: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0921818104000621).

QUANDO GIANNUTRI ERA UNA COLLINA E LA SECCA DI MEZZO CANALE UN’ISOLA

Lo studio delle variazioni del livello del mare ha consentito di ricostruire la conseguente evoluzione della linea costiera.

Nell’immagine tratta dal sito www.museonaturalemaremma.it è possibile osservare che 300 mila anni fa e 50mila anni fa il livello del mare era molto inferiore a quello attuale e la Secca di Mezzo Canale, uno dei punti più belli delle nostre immersioni, era un’isola emersa! In alcune fasi storiche (250mila e 150mila anni fa) il livello del mare è diminuito a tal punto che l’isola di Giannutri è diventata una collina sulla terraferma.

IMMERGERSI NELLA GROTTA DELL’ARGENTAROLA

La grotta dell’Argentarola è spesso considerata (a torto) una grotta “semplice”. In realtà contiene tutte le difficoltà tipiche delle immersioni in ambienti ostruiti: restrizioni, jump, visibilità zero ecc., che fanno di questa grotta un’ottima palestra per subacquei con brevetto “Cave”, sia backmount che sidemount o rebreather. Un subacqueo “Cave 2” può trascorrere anche 120 minuti all’interno della grotta mettendo in pratica tutte le abilità previste dal proprio percorso di addestramento.

Inoltre l’immersione nella grotta dell’Argentarola offre un’ambiente marino biologicamente peculiare e affascinante, tipico delle grotte. Le pareti, le stalattiti e le stalagmiti sono ricoperte da uno strato di organismi bentonici: serpulidi, spugne, madrepore ecc., che mostrano tutti i loro meravigliosi colori. La grotta è abitata anche da pesci come corvine, re di triglie e anthias.

L’ingresso della grotta, abbastanza stretto, si trova a soli 5 metri di profondità. Una volta entrati, si apre un’ampia sala principale molto suggestiva, con stalattiti e stalagmiti. Dalla sala principale, che raggiunge circa 15 metri di profondità, è ancora possibile vedere l’uscita, ma i sedimenti e il finissimo limo fangoso sul fondo rischiano di ridurre improvvisamente la visibilità fino ad eliminarla del tutto. L’ingresso è pertanto consigliato ai sub addestrati per immersioni in ambienti ostruiti e in zero-visibilità.

Qui sono possibili due jump di circa 20 metri, che consentono di esercitare tutte le abilità del corso cave. Un pozzo verticaleconduce poi a un’altra sala fino a oltre 40 metri: il passaggio, molto stretto, avviene inevitabilmente in zero-visibilità a causa del limo. La penetrazione è quindi consentita solo a subacquei “Cave 2”, meglio ancora se in configurazione side-mount.

ATTIVITA’ DI CONSERVAZIONE

Da un paio di anni, insieme ad alcuni cave divers amici di Argentario Divers, abbiamo avviato una serie di immersioni in grotta finalizzate ad aggiornare e completare il rilievo grafico esistente, comprese le parti più ristrette e profonde. L’attività di rilievo (survey) è lunga e abbastanza complessa ma molto affascinante e soprattutto utile per qualsiasi attività di studio, conservazione o valorizzazione.

Abbiamo anche più volte ripristinato la main line, ma qualche astice birichino (o qualche vandalo subacqueo) si diverte a tagliarla periodicamente…

 

 

FONTI E LINK UTILI

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0921818104000621

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0012821X01006008

http://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-52/memdes_52_variazioni_alessio.pdf

https://www.egadimythos.it/___MATERIE/01)%20GEOLOGIA/ANTONIOLI%20(MARETTIMO).pdf

http://old.enea.it/com/web/news/com/0207.html

http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/suolo-e-territorio/rischio-ad-evoluzione-lenta/variazione-livello-marino

http://www.museonaturalemaremma.it/

– “Kyoto e dintorni. I cambiamenti climatici come problema globale”, a cura di Antonello Pasini. Franco Angeli, 2006.

 

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