La subacquea al servizio della scienza per lo studio e la conservazione degli ecosistemi marini - Argentario Divers

La subacquea al servizio della scienza per lo studio e la conservazione degli ecosistemi marini

La subacquea al servizio della scienza per lo studio e la conservazione degli ecosistemi marini

Immersione sulla secca di Mezzo Canale per lo studio della riproduzione del corallo nero 

Quando le competenze tecniche dei subacquei vengono messe al servizio della scienza, i ricercatori hanno la possibilità di ampliare sensibilmente il loro campo di azione. Per noi subacquei è sempre un onore e un piacere, perché ci consente di dare il nostro contributo al raggiungimento di un obiettivo comune: la conservazione degli ecosistemi marini minacciati da inquinamento, cambiamenti climatici, attività umane ecc.

Nei giorni caldissimi di questo agosto 2021 ci siamo immersi sulla secca di Mezzo Canale, uno dei punti di immersione che amiamo di più, per raccogliere dei piccoli campioni di corallo nero (Antipathella subpinnata) da inviare al gruppo di ricercatori del prof. Carlo Cerrano, dell’Università Politecnica delle Marche.

Gli scienziati stanno studiando in particolare la riproduzione di questo straordinario animale in quanto molti aspetti sono ancora sconosciuti e controversi. La fase riproduttiva è sicuramente uno dei momenti più delicati della vita dei coralli e una sua adeguata conoscenza è fondamentale per attuare misure di gestione e protezione.

lo scopo principale del campionamento è studiare il rapporto fra colonie maschio e femmina di Antipathella. Campionare in questo periodo dell’anno permette di riconoscere con più facilità i maschi dalle femmine perché i gameti sono già pronti all’interno dei polipi e vengono rilasciati intorno a metà-fine agosto anche se il momento esatto della riproduzione può variare in base alla zona di campionamento e anche da anno ad anno. Il campionamento consentirà agli scienziati di capire in quale fase riproduttiva si trovano le colonie (ad esempio se stanno per liberare i gameti) e se colonie maschio e femmina sono presenti in eguale numero. 

Inoltre, dato che nello stesso sito di Mezzo Canale è stato condotto uno studio simile circa 10 anni fa, le analisi dei ricercatori sui nuovi campioni prelevati consentiranno anche una comparazione per studiare l’evoluzione e i cambiamenti nel tempo.

Cosa sono i coralli?

La forma di molti dei coralli più conosciuti ricorda quella delle piante terrestri: basti pensare alle gorgonie, agli anemoni o allo stesso corallo nero. Non a caso i nomi comuni di molte specie ricordano i nostri vegetali: margherite di mare, palme di mare, pomodoro di mare, ortica di mare ecc… Lo stesso termine “Antozoi”, la classe che raggruppa tutti questi straordinari invertebrati, significa letteralmente “animali-fiore”.

Ovviamente si tratta, infatti, di animali che vivono ancorati al substrato, alcuni in forma singola, altri in colonie con esoscheletri che danno vita alle forme arborescenti che conosciamo bene. Si nutrono prevalentemente di zooplancton e, nonostante siano spesso urticanti, sono a loro volta predati da altri animali, soprattutto molluschi.

Il singolo individuo ha la forma di polipo con una o più corone di tentacoli.

A seconda del numero dei tentacoli, la classe degli Antozoi si suddivide nelle sottoclassi degli Esacoralli  (123 specie) e degli Ottocoralli (59 specie). Degli ottocoralli fanno parte, tra gli altri, le gorgonie, il corallo rosso e le pennatule. Tra gli esacoralli troviamo invece gli anemoni, i pomodori di mare (attinia mediterranea), le margherite di mare (parazoanthus axinellae), le madrepore e – appunto – il “nostro” corallo nero.

La straordinaria importanza di questi organismi nell’ecosistema marino deriva non solo nel fatto che, essi stessi, rappresentano gran parte della biodiversità dei fondali, ma anche dal fatto che le forme e le biocostruzioni a cui danno vita diventano a loro volta dei veri e propri ecosistemi che ospitano altri organismi vegetali e animali come spugne, crostacei, molluschi, echinodermi ecc., creando un ambiente ideale per piccoli pesci e, di conseguenza, per pesci più grandi.

Per questo la distruzione dei coralli (causata dal riscaldamento globale, dall’acidificazione dei mari dovuta all’anidride carbonica, e da alcune attività umane come la pesca a strascico) diventa una minaccia all’intero ecosistema marino.

Il corallo nero

A discapito del nome, che deriva dal colore scuro dello scheletro, il corallo nero presenta un tessuto di colore bianco. La colonia può raggiungere 1,5 metri di altezza e vive normalmente dai 55 ai 200 metri (e oltre) di profondità. 

I polipi del corallo nero sono piccolissimi: circa 1 millimetro. Lo scheletro è inoltre ricoperto da piccole spine lunghe 0,2 mm.

La maturità sessuale viene raggiunta quando la colonia supera i 40 centimetri di altezza. 

Spesso offre rifugio a molte specie di pesci ed è utilizzato anche per la deposizione delle uova.

FONTI E APPROFONDIMENTI:

– Il gruppo di ricerca del prof. Carlo Cerrano: https://www.disva.univpm.it/content/laboratorio-di-zoologia

– E. Trainito, R. Baldacconi. “Coralli del Mediterraneo”, Il Castello, 2016.

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